L’attività e l’importanza dell’essere umano all’interno delle aziende, delle attività commerciali è sempre stata vista in subordine rispetto a quelle che erano le priorità economiche.

Per molti anni, capi e padroni hanno deturpato le persone della propria dignità, del proprio tempo, per raggiungere una economia rivolta all’arricchimento sociale, di sé stessi e delle proprie famiglie. Non solo. Da una diversa angolazione nasce in loro l’insana presunzione che dare lavoro vuol dire “aiutare”, si ergevano a “salvatori” per il semplice fatto che davano la possibilità di lavorare alle persone. Per anni le persone come operai impiegati etc.  hanno sgobbato per arricchire la ricchezza di pochi.

Il posto di lavoro è stato sempre visto come una manna dal cielo, è stato sempre considerato come la possibilità di mettersi al riparo. Più il “posto” era all’interno di un gruppo nazionale, affermato importante, più le persone erano tranquille di progettare il proprio futuro. Con queste attitudini, con questo modo di attendere ed intendere il lavoro, le persone stesse hanno dimenticato ed oscurato le loro capacità naturali, intese come attitudine per qualcosa, la loro indole, il loro talento, caratteristiche che avrebbe loro consentito di esplorare altri mondi rispetto a ciò che alla fine li aveva “scelti”. Infatti il lavoro dipendeva da ciò che il mercato aveva da offrire. C’è da fare quello faccio quello.

Per decenni le persone si sono accontentate di una retribuzione sicura rispetto ad una possibilità diversa, creativa. Ci sono persone che non hanno mai creduto che oltre quello che facevano, poteva esistere una occasione diversa, una opportunità che avrebbe reso potente la propria vita. Questa alternativa non era nemmeno considerata. La nascita dei colossi industriali a partire dal dopoguerra ha visto persone che hanno messo da parte la loro fantasia, per diventare ciò che poteva apparire l’unico lavoro da fare, per poi crearsi una famiglia, fare dei figli e procedere affannosamente tutta la vita per assicurare un sostentamento comune.

E le donne?  Se le donne non appartenevano al mondo operaio, in ambienti più consoni ovviamente alle donne, come (industri tessili, abbigliamento), la maggior parte di esse erano casalinghe, si occupavano della casa e della famiglia.  Una madre aveva da sola questo arduo compito, restare in casa, cancellando le proprie abilità di essere umano, di donna. Uomo e donna erano vittime ignare di una società che non si occupava degli individui. L’uomo era definito per ciò che faceva e la donna una madre

Possiamo dire che in passato l’essere umano ha messo da parte la propria parte emozionale a discapito di ciò che appariva giusta consuetudine?

È possibile pensare che in passato l’uomo si è dimenticato di sé stesso scegliendo un lavoro non gratificante ed una condizione sociale che sembrava d’obbligo?

Oggi invece dove possono dirigersi le aziende se non si avvalgono della manodopera o delle attività specifiche che collaboratori e dipendenti apportano alla costituzione ed alla costruzione delle stesse?

L’ultimo decennio ha contraddistinto un cambiamento nelle nostre menti in maniera importante. Lo sviluppo tecnologico ha decretato uno stravolgimento dell’economia mondiale. Se prima l’essere umano viveva nella penombra dando voce solo a pochi che avevano in mano il potere, oggi il potere è alla portata di tutti. Il che potrebbe essere interessante se si considera una crescita sociale, personale. La realtà invece ci sta dimostrando che l’uomo esce dalla caverna credendo di essere quello che non è, asserendosi complimenti e ammirazioni solo perché è osservato, forse meglio dire: che si sente al centro dell’attenzione. Questo sintomo non è altro una decrescita che decreta la morte intima di ognuno di noi. L’ego!  In questa epoca si crede che la realtà dipenda da come costruiamo la nostra idea di essere. In parole povere presumiamo e ci attribuiamo qualità e comportamenti che non dimostriamo di possedere.

Un parallelismo che fa notare a mio avviso, una diversa attitudine con il medesimo risultato. Se da una parte in passato l’uomo pensava di non valere più di quello che faceva, implodeva, ma non lasciava trasparire emozioni, anzi, l’orgoglio diventava una forza d’animo per condurre la propria famiglia avanti, l’uomo 40 anni fa appariva più forte di qualsiasi tempesta.

Oggi invece, le persone sono talmente presuntuose, inette e arroganti da credere di sapere tutto, senza dimostrare mai nulla ai fatti.

La prima un’epoca di delusioni e silenzi, la seconda di illusioni e chiacchiere. La mia epoca, per come sono cresciuto da ragazzo era di conquista, nel senso che la mia libertà l’ho dovuta conquistare insieme alla mia responsabilità, dimostrando solo cose di cui ero capace di esprimere. Siamo i figli del 70/80. Dubbi, domande, ancora mi assalgono, continuo a studiare, a leggere a cercare di comprendere, cercando di conquistare il modo di progredire, il mio posto nel mondo.

Questa epoca invece? Genitori senza “spalle” ragazzi indecisi, incerti, insoddisfatti e illusi, crescono persone che arrogano la conoscenza, il sapere senza un minimo di preparazione.

Chi crede di poter far tutto senza iniziare nulla… alla fine cosa sarà?

Le attenzioni oggi sono rivolte a coloro che riescono a comprendere ciò che accade, a quelle persone che riconoscono una possibilità dietro una astuta preparazione. Le persone che non comprendono ciò che accade faranno parte di quel “buio tecnologico” che si svilupperà se non riusciamo a tornare alla consapevolezza.

Nel mondo professionale la capacità di pensare e crescere sviluppa nelle persone una diversità che sarà all’apice delle scelte future. In futuro chi comprenderà la propria dimensione svilupperà tutti gli strumenti che occorrono per emergere in questo tempo fatto di milioni di distrazioni.

Di cosa e di chi ci sarà bisogno per evolvere a livello sia sociale che nel business nei prossimi anni?

Io credo che la capacità di osservazione possa significare per molti un cambio radicale, per comprendere le mille e più sfaccettature che contraddistinguono la personalità umana. Dobbiamo comprendere che la nostra felicità oggi più di ieri sta nel comprendere cosa desideriamo, cosa smuove le nostre azioni. Le persone che prima inizieranno questo processo con sé stessi saranno in grado di carpire ad un livello differente sia le opportunità sia i cambiamenti che sono in atto.

L’essere umano evolve quando comprende la sua dimensione, quando capisce di possedere delle armi che possono sviluppare la propria emancipazione sociale e professionale. Dietro ogni crescita professionale vive una più alta consapevolezza, una personalità più sveglia che è stanca di subire la società, le chiacchiere e le perdite di tempo.

Nelle aziende oggi invece di concentrarsi sulle dinamiche produttive, su come generare più motivazione, su come migliorare i reparti aziendali, le aziende dovrebbero contribuire a creare un ambiente in cui ognuno comprenda il proprio perché all’interno del gruppo, in virtù del quale ognuno possa osservare la propria importanza ai fini del risultato. Il risultato personale di ogni collaboratore diviene il risultato ambito dall’azienda, perché solo così potrà raggiungere il successo voluto. Questo è ciò di cui mi occupo e che ho compreso nei vari lavori di sviluppo e consulenza nelle aziende.

Le più grandi aziende mondiali hanno ben compreso questo aspetto, tanto è vero che da Google, a Facebook, Microsoft, Apple e tante altre hanno appreso che la felicità e la serenità dei lavoratori genera ed alimenta la produzione, l’evoluzione e l’economia.

Persone più felici, aziende che generano più business.

Come rendere le persone all’interno di un gruppo più preparate al cambiamento, alla produzione ed allo sviluppo?

Curati della persona ed il professionista si rivelerà!

Lo scopo è rendere le persone “attive”, più consapevoli, ai fini della propria mission. Solo attraverso un lavoro ed un processo di crescita individuale e di gruppo, sia persone che aziende potranno ambire ad un mercato sempre più attuale per cavalcare l’onda dello sviluppo e della crescita sia delle persone che economica.

Dietro ciò che appare  esiste un nuovo modo di osservare, una diversa dimensione, se ne abbiamo accesso evolviamo, altrimenti…

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