• Il successo: tra vocazione e dovere

    Cosa c’è dietro il risultato di una personalità di successo? Individualità che grazie alla propria capacità di andare oltre l’ostacolo hanno superato il fattore possibilità, quella soglia in cui l’impossibilità non è più una condizione ammessa. Le persone creano e generano valore perché in sé non hanno altre alternative. Molti si chiedono ma come si fa a fare quello che fanno? Come si fa a pensare in modo diametralmente opposto, essere cosi scaltri, un passo avanti? Da cosa proviene questa “dimensione”? Mentre qualcuno si concentra sul problema, altri hanno già sperimentato la soluzione, mentre qualcuno ci sta pensando, di fronte c’è un individuo che lo sta facendo. Ciò che fa di una persona una “personalità” è la propria capacità di osservazione, il proprio fiuto, la propria attitudine a focalizzarsi su ciò che egli crede avverabile.

    Non puoi manifestare ciò che non riesci ad essere!

    La domanda è: chi sei quando tu non sai chi vuoi essere? quando non hai un desiderio che ti accompagna? Si fa molta confusione, erroneamente ci facciamo trasportare da ciò che i nostri occhi osservano, senza contemplare l’idea di cosa realmente occorre per riuscire a sviluppare un’idea, un business, a generare una famiglia di valore, ad educare un figlio secondo il suo (e non il nostro) istinto, la sua indole, la sua genialità. È difficile, molto difficile, ma se non agiamo ogni cosa è impossibile! Molti hanno paura e pensano che in qualsiasi condizione non c’è la possono fare, ecco perché stentano a credere che qualcuno armato della propria capacità, volontà, disciplina, attitudine, possa riuscire a creare e generare la propria fortuna. Osserviamo il mondo, lo guardiamo come perfetto che sia e nonostante questo cerchiamo di modificarlo, perché crediamo poterlo farlo migliore. Perché ci arroghiamo di poter fare meglio quello che fanno altri e non riusciamo neanche ad iniziare quello che dovremmo fare per noi stessi? Perché guadiamo l’orticello del vicino e non osserviamo il nostro di orticello “devastato”? Viviamo in una confusione di ruoli gigantesca, ci perdiamo nel cercare un motivo perché tu non debba avere il giusto merito invece di preoccuparmi di creare io il mio! Quanti comprendono quanta sofferenza ci sia in un cammino, in un percorso, nel creare una azienda, nell’affrontare se stessi in un conflitto perenne, quando ogni giorno si vorrebbe sprofondare perché non si incontra la forza, la verve necessaria, ma si deve farlo, perché altrimenti tutto non avrebbe più senso? Chi può comprendere la fame e la voglia che le persone hanno nel creare qualcosa che rimanga nella storia, nel produrre benessere e perché no riceverne i frutti di ciò che si è creato? Ammiro, stimo, lavoro con queste personalità. Molte volte per colpa degli impegni, dei soldi, delle vicende professionali, non si riconoscono più, si allontanano da quei valori che li hanno resi forti, potenti, danarosi. Quando la voglia di “comando” è diventata più forte ed ha sostituito le buone maniere ed il buon senso, aumenta il desiderio di apparenza e scema quello di “essere”. Per vocazione potremo essere leader per dovere potremo comportarci da capi. Leggo, vedo come, chi ottiene risultati sia visto da extraterrestre, semplicemente perché si è creato una realtà differente, perché possiede cose che altri non hanno, perché vive in posti che altri non possono. Io risponderei perché ha attuato regole e priorità che altri non si danno. Le qualità che tanti possiedono non sono in ciò che noi vediamo, neanche in quelle che presumiamo, probabilmente ci sono doti e qualità di persone che non possiamo minimante percepire, non ne siamo all’altezza. Molte cose non si possono comprendere, occorre carattere, occorre elasticità mentale, sofferenza, esperienza, intelligenza, sensibilità, percezione e tanto altro. Le personalità di spicco sono spesso vittime del loro successo, con un’anima viva, ed una fragilità costretta a nascondersi per non far trapelare la sua stessa debolezza. Molti che hanno successo, potere, che hanno denaro, per ricoprire quel ruolo che li contraddistingue, hanno costruito un clone di sé stessi che nemmeno riescono a identificare. Vocazione o dovere è questo: quanto hai creato la tua “realtà” per un senso di dovere e quanto è ciò che naturalmente sei portato a fare?  Si può essere dei leader migliori solo quando diamo valore alle persone ed a sé stessi. Aiutando gli altri miglioriamo noi.  Molti valgono di più di quello che hanno creato solo che lo dimenticano e ciò che appare sostituisce ciò che invece intimamente sono. La scoperta di sé stessi non ha tempo, ne soldi, ne fama, è un viaggio che comincia esplorandosi. È un viaggio che comincia nell’affrontare ciò che pensiamo di non essere o di aver bisogno, che neghiamo, che snobbiamo, solo perché non si crede ad un potere superiore, quello che fa delle persone degli individui 10 volte più potenti quando hanno accesso al proprio imprescindibile essere. Il potere di sé stessi è ciò che può cambiare una vita e renderla al top, solo che a volte dobbiamo osservare quel buio che non si vuol per nessun motivo osservare!

    Ti sei mai allenato ad essere te stesso?

    Come sarebbe se tu facessi di ciò che fai una vocazione e non un dovere?

    Penso che si possa essere dei leader, dei capi, personalità di alto spessore, solo quando diventiamo degli ” INDIVIDUI ” migliori. Solo elevando la tua consapevolezza, la tua capacità di comunicare a te stesso ed agli altri potrai generare il potere ed il desiderio che può farti raggiungere i risultati che vuoi!

    Solo osservando te stesso da un’altra prospettiva  puoi creare una diversa possibilità nella tua vita e nella tua professione!

    Mario Farinella

  • Scegliere di restare in gabbia con la chiave del lucchetto in mano!

    Come posso le persone uscire dal limite che loro stese si sono create?

    Le persone non si concedono possibilità che non possono comprendere. È un atteggiamento molto comune nella stragrande maggioranza di individui. Ovvero di restare all’interno del proprio cerchio conosciuto. Questo tipo di atteggiamento costringe a non osare, a restare nei limiti disegnati dalla propria capacità ci accettare e comprendere. Tanto è vero che quando poi accade qualcosa che è al di fuori di ciò che siamo predisposti ad accogliere tendiamo a rigettarlo oppure a non considerarlo affatto.

    Una delle domande che mi ha sempre assillato è come possono le persone raggiungere nuove consapevolezze, nuove forme di esistere?

    Siamo talmente abituati a coesistere con le nostre conoscenze che qualsiasi cosa sia fuori dal nostro raggio di azione e di comprensione non riusciamo a percepirla. Questo meccanismo ci ancora ad essere inchiodati su ciò che crediamo sia vero, ci blocca su quello che non riusciamo a mettere in discussione. Come posso osservare un percorso se nello stesso punto vedo una murata?

    Se ciò che non comprendo potrebbe essere utile, cosa mi permetterebbe di superare la mia stessa impossibilità?

    A noi manca un ragionamento sano, manca di articolare la logica che ci fa riflettere su come viviamo e come invece desidereremo vivere. Questa distanza che si crea, questa discrepanza mette in atto per forza di cosa nuovi pensieri, nuove congetture, che ci danno un’alternativa, una possibilità. E quando consideriamo una possibilità non ammessa prima nelle nostre possibilità il nostro cervello si attiva per comprendere come può realizzarle, come può attuarle, poi altro consecutivo processo è scegliere se passare all’azione oppure no. Siamo talmente confinati nei nostri recinti che il solo pensiero di aprire il cancello che ci dia la “libertà” ci fa tremare le gambe e ci fa ritornare in gabbia. Siamo cosi abituati a ciò che ci siamo “abituati” che omettiamo di considerare o riconsiderare cose diverse da quelle che già conosciamo. In pratica facciamo accadere le cose che siamo “capaci” di controllare, in pratica stiamo con gente che già ne conosciamo gli atteggiamenti, questo perché il nostro cervello non vuole anomalie, non vuole “pensare”, vuole stare in quella comodità di non doversi sforzare, come quando siamo sul divano guardando la televisione, quando siamo in modalità OFF.

    Ora, se abbiamo un po’ di conoscenza e informazioni di questi processi e vogliamo azionare nuove tipologie di comportamento che ci diano nuovi risultati, cosa dobbiamo fare?

    Se riconosco che il limite che condiziona i miei (identici e) ripetuti risultati cosa posso fare?

    Proprio per questo motivo è nata in senso altamente produttivo e costruttivo la programmazione neuro linguistica (PNL), quando professionisti, terapeuti e matematici si sono organizzati ed hanno studiato quelle persone che per abitudine ottenevano risultati eccezionali (Jhon Grindler – Richard Bandler  etc.). Questo ripetere di comportamenti ci fa comprendere che ripetendo alcuni nuovi comportamenti possiamo produrre nuovi risultati.

    La difficoltà maggiore a mio avviso non è tanto fare nuove azioni, ma distaccarsi da ciò che ci ha condotto per anni a non ottenere ciò che speravamo. I meccanismi incoscienti, routinari vanno cosi in automatico che abbiamo bisogno di una risvegliata forza risolutrice che ci distanzi dalla persona che eravamo abituati ad essere per cominciare un percorso che ci indirizzi nella direzione di chi vogliamo divenire. E’ difficile? Sicuramente!

    Ne consegue qualcosa che ripeto per l’ennesima volta volutamente in questo scritto, che ricalcando i medesimi comportamenti otteniamo i medesimi risultati. Quali sono oggi i tuoi risultati? Quali sono in maniera positiva o negativa quei comportamenti che stanno generando ciò che sta accadendo nella tua vita? Sono Degni di essere copiati per ottenere risultati eccellenti oppure modesti da considerare la possibilità di comprendere nuove prospettive?

    Tutto, ma proprio tutto dipende dalla tua stessa volontà. Dal tuo stesso potere che potrebbe condurti al cambiamento. Senza volontà e spirito di sacrificio, senza investire tempo e dedizione sarà impossibile costruire quelle nuove metodologie comportamentali che ci inducano ad osservare nuove azioni che generino nuovi comportamenti.

    Sta a te, non dipende da nessuno. Scegliere come hai sempre fatto, oppure mi dissocio da un destino conosciuto per attraversare quella porta che mi potrebbe condure in un luogo diverso da ciò che è gia prestabilito, potrebbe far timore, certo, ma secondo me è molto più avvincente di un presente che non ci affascina.

    Se è vero che non bisogna aprire una porta per comprendere che non valeva la pena entrare, ci sono altre porte che nonostante non comprendiamo bene, nonostante sembrino ignote, buie, conservano il “segreto” che alimenta la nostra voglia di scoprire, di reinventarci, di produrre nuovi comportamenti per far fronte ad una nuova conoscenza di se stessi. Un segreto che va al di la di ciò che al momento della scelta possiamo immaginare……le esperienze si alimentano percorrendo la strada non restando a guardare un percorso che non faremo!

    Meglio agire, fare, produrre con il rischio che non avvenga ciò che vorremmo che non fare nulla ed esserne sicuri. Solo alimentando la tua capacità di essere avrai la possibilità di comprendere ed osservare da una diversa prospettiva.

    Se ti vedi debole, incapace e pensi che il momento non è a tuo favore, è perchè stai osservando un lato che non accetta “POSSIBILITA”!

  • Lo sviluppo individuale nella “nuova” era aziendale.

    Come le aziende possono affacciarsi al mercato puntando a quella leadership che e’ tanto ambita per ottenere risultati sempre migliori?

    Molti imprenditori, manager, leader, dirigenti, direttori commerciali, amministratori delegati, si chiedono e provano in modo persistente ad ottenere un sempre più miglioramento economico basandosi sui prodotti, sugli strumenti da elargire per permettere alle persone ed hai servizi offerti di crescere.

    Ma siamo sempre sicuri che i dipendenti, i commerciali, gli operari hanno bisogno di quello che  chi “comanda” vuole per loro? O meglio siamo sempre sicuri che le persone siano nella condizione psicofisica di assimilare quello che qualcuno vuole per loro?

    Nella mia esperienza professionale e sociale ho compreso che le persone che più hanno sete di successo e ambizione peccano in empatia, elasticità e comprensione verso il mondo ed i propri dipendenti. Se io manager, forse meglio dire “capo” mi occupo dei risultati dimentico che dietro ogni attività vive una individualità.

    Cosa manca o cosa desidera ogni persona? Ogni individuo è alle prese con un dialogo interno, con un mondo interiore che noi non conosciamo, ridurre tutto ad una fase motivatrice, oppure al fatto di dare strumenti non è abbastanza. Pretendere che le persone facciamo ciò che diciamo senza farle comprendere è una violazione dell’intimità, una forzatura che può dare dei frutti iniziali che però è costretta a morire nel tempo. Ti sei mai trovato nella condizione di dover fare qualcosa che pur ritenuto importante non sei riuscito a farlo?

    Hai mai riconosciuto i tuoi impegni e per forza di cose non sei riuscito ad adempiere a ciò che dovevi, volevi e potevi fare? Non per questo eravamo delle schiappe, magari non possedevamo la giusta energia, o personalità per “fare”.

    Cosa fa la differenza oggi in questo periodo storico più che mai?

    Sono sempre le domande che ci aprono strade e considerazioni nuove mai esplorate, che ci schiudono le porte verso le soluzioni. LA DOMANDA, ci innesca un meccanismo che ci cambia il focus, esplorando in maniera incondizionata l’evoluzione, la crescita, il cambiamento.

    Mi sono sempre chiesto cosa permettesse alle persone di rendere di più di quello che normalmente fanno. E dato che le aziende, le multinazionali, le imprese, non sono altro che l’insieme di gruppi di persone, ecco che la risposta alla mia domanda viene messa in evidenza, semplicemente affermando che se io rendo una persona, un individuo, più partecipe a se stesso, a comprendere che può ottenere un risultato più gratificante quando identifica le proprie potenzialità, che quello che è ora è solo il risultato di ciò che pensa di essere.

    Il mio discorso ha molto a che fare con l’aspetto filosofico interpersonale. Perchè faccio quello che faccio? Qual’è la ragione che mi permette di superare l’ostacolo?

    Rendere le persone più consapevoli le attiva alla vita sociale aziendale, ed ecco che non avremo più una persona meccanizzata, abitudinaria, che per automatismo fa quello che deve fare; La renderemo consapevole e partecipe portando in risalto la sua stessa indole, le sue caratteristiche per un miglioramento aziendale.

    Si ha bisogno di più individualità , di estro, di fantasia e questo non può accadere se continuiamo a limitare le persone.

    Le aziende, i manager, dovrebbero comprendere che la produzione e la qualità dei prodotti e dei servizi  che si offrono sono elargiti da persone che avranno dovuto assimilare una capacità superlativa per rendere e sviluppare in modo eccellente le proprie mansioni. Ciò che non si chiedono i manager è “COME POSSO migliorare la vita individuale ai fini di un risultato imprenditoriale ? COSA POSSO FARE PER FAR ESPRIMERE AL MEGLIO i miei collaboratori”?

    Renderli consapevoli, responsabili, alimentare la propria indole attraverso un modo più congeniale a loro che sono predisposti ad esprimere.

    Molti pensano che per il semplice fatto di lavorare per un’azienda , le persone debbano esaudire i desideri del managment, cosi per magia, SOLO per dovere.

    Nessuno ha mai ipotizzato l’idea di far “STARE” le persone a proprio agio all’interno del proprio gruppo di lavoro? L’idea malsana che molti imprenditori hanno  è dare per certo che per il solo fatto che hanno un lavoro e che siamo noi ad “ offrirglielo” tutto è scontato, tutto va bene. Prima di ogni cosa sono gli imprenditori che hanno bisogno di collaboratori e non il contrario.

    I MALUMORI, la mancata armonia, il rallentamento di produzione, la mancanza oggettiva verso delle attente e doverose dinamiche che permettono l’espansione, sono dovute ad un aspetto di carattere primordiale. L’individuo quando non si sente rispettato, ammirato, ascoltato, pensato, attua in maniera inconscia dei meccanismi che alimentano la negatività, i contrasti, l’evasione. Quindi non può rendere al meglio perché non si sente al meglio.

    Cosa si desidera un esecutore o una mente pensante che può avvalorare e migliorare il processo?

    In pratica fino a quando la personalità e l’individualità delle persone saranno poste in secondo e terzo piano, le persone stesse non metteranno in atto quelle caratteristiche basilari per avallare la direzione aziendale con tutta la propria energia.

    Le persone, i dipendenti, i responsabili, molto spesso non rendono perché non li si rende partecipi della mission aziendale, non partecipano attivamente quando non si sentono parte integrante del progetto, non partecipano perché molti non comprendono le finalità del proprio lavoro.

    Cosa io manager posso fare per ridare conforto e anima al mio gruppo di lavoro e renderli più performanti nei confronti degli obiettivi aziendali?

    E stato osservato che permettendo ai propri impiegati, collaboratori, responsabili, operai, di partecipare alle disposizioni aziendali, ovvero di essere loro stessi parte integranti degli sviluppi delle regole e delle finalità della mission aziendale, le persone erano, “naturalmente” e attivamente predisposte ad essere più focalizzate sugli raggiungimento degli obiettivi.

    Ciò che non è più attuale in questa epoca della tecnologia e della conoscenza è una mentalità retrograda che ancora evidenzia qualche realtà aziendale. Molti ancora adesso pensano a farsi obbedire e non a farsi “seguire”, si cerca di farsi rispettare con il potere che si ha e non con la competenza, si cerca di scavalcare l’individualità con la mancanza di rispetto, di etica, di forma, soprattutto con la mancanza di comunicazione.  Ebbene si, la propria abilità nel comunicare rende la nostra persona, la nostra managerialità su an altro livello. In questo modo non solo si avranno persone che si sacrificheranno per una ragione comune, per l’azienda, ma lo faranno di spontanea volontà, perché lo desiderano. Rendi una persona “presente/viva”, comprendine le caratteristiche personali direttamente o indirettamente  e osserverai che magicamente avrai un professionista con una voglia di affermarsi e rendere il posto in cui lavora il migliore del mondo.

    L’attivazione della personalità non è altro che un esplorazione che permette ai collaboratori di ritrovare le proprie abilità, di affrontare qualcosa che non permette loro di rendere al top, di sviluppare attraverso le proprie risorse quegli atteggiamenti che evidenzieranno un rinnovato modo di vivere la propria professionalità, l’evoluzione.

    L’evoluzione personale è alla base della crescita aziendale, solo rendendo le persone più abili, riconosciute, che le aziende potranno incidere ancora di più nel mercato, altrimenti avremo solo persone e sistemi da controllare, perché non renderemo le persone responsabili di quello che fanno.

    Ciò che è alla base del mio lavoro, della mia professione e della mia visione delle cose, è rendere le persone consapevoli di quello che sono, fare in modo che i miei clienti siano abili nel comprendere il momento che stanno vivendo per ridurre al minimo il margine di errore, capire la strategia per alzare l’asticella e creare una evoluzione in se stessi che equivale a porsi su un altro livello. Quando una persona diventa più consapevole aumenta le proprie abilità, magicamente le aziende migliorano, in qualità del lavoro, produzione, efficacia, complicità, armonia interna, comunicazione.

    Se vuoi una azienda migliore curati della persona che hai al tuo fianco, il risultato è un professionista più performante.

    MARIO FARINELLA  

  • Perchè nulla cambia? Perchè hai paura di agire?

    Ti sei mai chiesto come mai di fronte a certe situazioni ti senti quasi impotente? Come mai ciò che percepiamo sedimenta in noi e ci allontana dal fare la cosa giusta? Spesso il nostro sentire, ovvero le nostre sensazioni disegnano una rappresentazione di quello che accade che è molto difficile modificarla.

    Eppure noi vorremmo superare questo stato limitante, ma come si fa quando ciò che ci arriva ci devasta, ci confonde l’umore facendoci compiere gesti, azioni e pensieri che alimentano il rancore, la vendetta, lo sconforto, l’apatia.

    La crescita personale ha molte accezioni, molti pensano che abbia attinenza solo con il business, la carriera ed il fare soldi. Dobbiamo comprendere che per crescere c’è bisogno di fattori che sono all’essenza dell’evoluzione mentale. Maturare come “esseri” , come individui ci permette di evolvere in ciò che diverremo. La crescita è il viaggio, lo scopo e gli obiettivi sono la meta.

    Cosa è a questo punto la maturazione? Potremo correre il rischio in questo caso di seguire definizioni popolari, come <vuol dire essere adulti>, <prendere le cose più seriamente>, ed altre cose del genere sei d’accordo?

    Rischiamo ogni giorno di essere vittime di luoghi comuni, dicerie e appunto considerazioni popolari che ci spostano dall’attenzione più giusta, quella che ci dà una spiegazione che produce un pensiero diverso, più produttivo più costruttivo.

    Ci accontentiamo di una prima impressione per non andare a fondo, per non toccare una verità che ci costa tempo e fatica scoprire.  Cosicché parliamo, rispondiamo ai nostri quesiti con una tale sufficienza da tentare un’operazione “tappa buco” per non scoprire in quel buco cosa effettivamente ci sia. Quanto siamo spaventati?

    Affrontare le situazioni anche quando le stesse fanno paura, rinvigorisce la nostra autostima, affrontare le conseguenze prima che accadono ci fa restare pronti sulle possibili soluzioni. Dobbiamo comprendere che il disegno che avevamo colorato con le nostre considerazioni, ovvero quelle definizioni che noi diamo a noi stessi spesso non è esatto, anzi ci limita nel nostro operato perché non ci apriamo alla possibilità.

    E’ come dire che siamo il nostro primo ostacolo da superare, perché quando noi non abbiamo fiducia in noi stessi, è molto difficile superare quello stesso ostacolo. E’ come se avessimo un desiderio di crescere, migliorare ma abbiamo posto gia le condizioni per la nostra stessa sconfitta.

    E’ inutile poi inveire ai quattro venti o credere che qualcuno o qualcosa non ha funzionato, perché superare i propri limiti vuol dire prima di tutto che noi i nostri limiti li vediamo, nel momento che li vediamo possiamo oltrepassarli perché li riconosciamo.

    Una persona che non supera i propri blocchi, le proprie barriere è perché ha un pilota automatico interno che ha gia impostato le coordinate per la sciagura, ed ogni volta a seconda delle circostanze cerca chi sono i colpevoli.

    Quando dobbiamo affrontare una situazione nuova, iniziamo a pensare che non è facile, che non si può riuscire, che è qualcosa molto più grande di; quando affrontiamo ciò che non abbiamo mai fatto è come se ci proteggessimo dall’ignoto.

    Ogni cosa spaventa, intimorisce, quando non la conosciamo, poi quando azzardiamo, prendiamo confidenza e cominciamo qualcosa, ecco che il “ripetersi” getta le basi per una nuova dimensione. Quando riesci una sola volta in questo “azzardo”, comprendi che le soluzioni ai nostri limiti hanno bisogno di un comportamento e di una attitudine nuova. La tua qual è?

     In che modo potresti affrontare ciò che ti intimorisce come non hai mai fatto?

    Quale è la nuova soluzione per quel problema che tanto ci assilla?

    Devi mettere in atto qualcosa di strettamente tuo, per poter fronteggiare un nuovo risultato da ottenere, altrimenti avrai come molti una paura congenita per ogni cosa da superare, ed i limiti resteranno muri invalicabili.  

  • …TRA FILOSOFIA E COACHING…

    Le parole nascondono sempre significati, molti dietro la rappresentazione di alcune di esse tendono a rappresentare la propria vita, altri invece si nascondono dietro ad esse. Perché scegliamo delle parole invece di altre, perché tendiamo a rappresentarci con quelle parole e non con altre?

    In fondo, se noi tutti fossimo attenti alle parole sia dette che scritte, la smetteremmo di interpretare, lasceremo che le stesse abbiamo quel significato, quella rappresentazione che suscitano in modo non personale. Il bello è che da un lato  immaginiamo che la nostra versione rispetto alle parole e rispetto alle scritture sia quella più vera, più vicina al puro significato., ti sei mai chiesto… come mai? Semplicemente perché è la nostra versione.

    COSA VUOL DIRE TRA FILOSOFIA E COACHING?

    L’essere umano si è sempre diviso tra quello che spera e quello che effettivamente fa. Non sempre mette in atto quello che desidera, si ritrova scontento a fare quello che è “costretto” per sopravvivere, mentre spera che qualcuno lo venga a salvare, che lo tiri fuori una volta e per sempre dal posto dove vive. Chi può salvare le persone da se stesse? Io credo che le persone possano essere salvate dai propri pensieri e dalle proprie azioni. Questo è uno dei significati del connubio che contraddistingue la mia linea di pensiero,“tra filosofia e coaching”

    • La filosofia rappresenta l’interesse verso la conoscenza di se stessi, il progredire, la riflessione,  rivolta  all’uso della ragione, affinchè tutte le nostre azioni siano motivate da un senso più profondo, senza cadere in una routine debilitante che porta a tristi abitudini ed alla morte dell’anima. Perché facciamo quello che facciamo?,  è più importante del “fare”, fare tanto, in maniera generale, senza uno disegno più grande non si saprà mai dove stiamo andando e cosa realmente stiamo facendo per noi. La filosofia in questo caso è la continua conoscenza di se stessi.
    • IL COACHING  è ciò che anticipa la pratica, il mettere in atto, è la pianificazione di tutte quelle azioni che delineano la strada del nostro cammino. E’ la trasformazione che accende l’azione, è il movimento che ci sposta da dove eravamo per andare dove vogliamo andare. E’ anche la strategia, la programmazione di tutte quelle cose da fare e attuare per raggiungere ciò che siamo predisposti a fare. Il coaching è costruire la propria strada cominciando ad essere ciò che vorremmo divenire.

    Che effetto questa “teoria” ha sulla “comunicazione”? ?

    Il cambio di osservazione è fondamentale per attivare il cambiamento, la trasformazione, io la chiamerei evoluzione, in quanto i pensieri hanno bisogno di un punto di vista diverso per permettere una nuova visione che conduca al miglioramento. Se i miei esempi non mi stimolano, probabilmente resterò sempre nel luogo dove mi sono incatenato da solo. Se non elevo la mia concezione non potrò mai approdare ad una conoscenza di me più alta e capire la mia strada. In fondo cosa è progredire se non conoscere e riconoscere se stessi ed attivarsi per ciò che siamo veramente, per ciò che siamo predisposti ad essere? Tra filososfia  è coaching è un po come dire tra pensiero e azione, tra teoria è organizzarsi per agire, non ci può essere miglioramento solo con il pensiero come non è detto che mille azioni ci rendono migliori. Dobbiamo prima conoscere cosa fare e poi fare del nostro meglio. Queste due parole, combinate sviluppano la mia metodologia, sono cardini dove ruota secondo me l’evoluzione di chi vuole raggiungere una più alta forma di essere e per questo raggiungere attraverso la propria crescita individuale ciò che si vuole.

    L’essere umano, ogni essere umano è mosso da esempi, da ispirazioni, da leader, da volontà che hanno un significato più alto. Vorrei che le persone riscoprissero dentro di se un motivo, un motore più potente di quello che osservano fuori. Io sono convinto che ognuno ha in se stesso tutte le armi per emergere, per trovare soluzioni e per raggiungere la propria meta. Credo che attraverso la crescita individuale le persona possano migliorare in ogni ambito della vita. Ciò che accade dipende ed è dipeso da noi con le azioni che abbiamo fatto in passato viviamo oggi questo presente. Quindi , la domanda è , come hai seminato? Come vivi la tua vita oggi? .

    A CHI TI RIVOLGI?

    MI sono sempre rivolto alle persone che vogliono raggiungere un livello più alto di comprensione e di se stessi. Mi confronto con quelle persone o aziende che possono azzardare ad essere ancor di più di quelle che sono. Lavoro con chi non ha paura di azzardare, con chi riconosce che il potere individuale non ha nulla a che vedere con i soldi., la fama o il successo. Anzi il tuo potere individuale ti fa essere più forte di quello che rappresenti e di quello che possiedi; E’ la leva che ti permette di essere ricco!. Le persone più influenti sulla terra sono quelle che hanno fatto del proprio pensiero la propria missione di vita, sono quelle che hanno messo il proprio scopo la propria ragione di vita davanti ad ogni cosa. Solo coloro che posseggono qualcosa in più dentro di se avranno la capacità di non demordere e raggiungere un disegno più alto della propria esistenza.

    Le persone dovrebbero comprendere che solo attraverso la comprensione di quello che accade e da una diversa prospettiva possono essere attuate quelle azioni che conducono a risultati strabilianti. Pensare in maniera nuova e da una diversa prospettiva comporta nuovi pensieri e nuovi risultati.

    Che tu sia un milionario o un professionista, che tu sia un leader o un manager, ricorda che prima di tutto sei una persona. Come tutte le persone hanno problemi e situazioni da risolvere a diversi livelli, tutto cambia in base alla nostra capacità di comprendere e trovare soluzioni. . E se attraverso un lavoro mirato di coaching, con un professionista, tu abbia compreso una nuova idea, una nuova azione da fare, un nuovo progetto, una nuova pianificazione aziendale, quanto varrebbe in termini di denaro nel corso degli anni? E se la comprensione di una “dinamica” ti evitasse enormi spese e sbagli futuri? E se capissi ciò che desideri veramente e per questo percorrere la tua strada, perchè finalmente hai compreso la tua direzione? Ciò che può sembrare un costo, ciò che rappresenta un lavoro interpersonale, è semplicemente un investimento su se stessi e su quello che vuoi realizzare. Tra filosofia e coaching è questo, sei tu, tutto ciò che non pensi di essere e tutto quello che devi ancora divenire. Una più alta concezione di se stessi è il trampolino di lancio per nuove mete, nuovi sogni, una nuova dimensione di vita. Solo se si vuole si può!

  • Individui e business a spasso nel tempo.

    L’attività e l’importanza dell’essere umano all’interno delle aziende, delle attività commerciali è sempre stata vista in subordine rispetto a quelle che erano le priorità economiche.

    Per molti anni, capi e padroni hanno deturpato le persone della propria dignità, del proprio tempo, per raggiungere una economia rivolta all’arricchimento sociale, di sé stessi e delle proprie famiglie. Non solo. Da una diversa angolazione nasce in loro l’insana presunzione che dare lavoro vuol dire “aiutare”, si ergevano a “salvatori” per il semplice fatto che davano la possibilità di lavorare alle persone. Per anni le persone come operai impiegati etc.  hanno sgobbato per arricchire la ricchezza di pochi.

    Il posto di lavoro è stato sempre visto come una manna dal cielo, è stato sempre considerato come la possibilità di mettersi al riparo. Più il “posto” era all’interno di un gruppo nazionale, affermato importante, più le persone erano tranquille di progettare il proprio futuro. Con queste attitudini, con questo modo di attendere ed intendere il lavoro, le persone stesse hanno dimenticato ed oscurato le loro capacità naturali, intese come attitudine per qualcosa, la loro indole, il loro talento, caratteristiche che avrebbe loro consentito di esplorare altri mondi rispetto a ciò che alla fine li aveva “scelti”. Infatti il lavoro dipendeva da ciò che il mercato aveva da offrire. C’è da fare quello faccio quello.

    Per decenni le persone si sono accontentate di una retribuzione sicura rispetto ad una possibilità diversa, creativa. Ci sono persone che non hanno mai creduto che oltre quello che facevano, poteva esistere una occasione diversa, una opportunità che avrebbe reso potente la propria vita. Questa alternativa non era nemmeno considerata. La nascita dei colossi industriali a partire dal dopoguerra ha visto persone che hanno messo da parte la loro fantasia, per diventare ciò che poteva apparire l’unico lavoro da fare, per poi crearsi una famiglia, fare dei figli e procedere affannosamente tutta la vita per assicurare un sostentamento comune.

    E le donne?  Se le donne non appartenevano al mondo operaio, in ambienti più consoni ovviamente alle donne, come (industri tessili, abbigliamento), la maggior parte di esse erano casalinghe, si occupavano della casa e della famiglia.  Una madre aveva da sola questo arduo compito, restare in casa, cancellando le proprie abilità di essere umano, di donna. Uomo e donna erano vittime ignare di una società che non si occupava degli individui. L’uomo era definito per ciò che faceva e la donna una madre

    Possiamo dire che in passato l’essere umano ha messo da parte la propria parte emozionale a discapito di ciò che appariva giusta consuetudine?

    È possibile pensare che in passato l’uomo si è dimenticato di sé stesso scegliendo un lavoro non gratificante ed una condizione sociale che sembrava d’obbligo?

    Oggi invece dove possono dirigersi le aziende se non si avvalgono della manodopera o delle attività specifiche che collaboratori e dipendenti apportano alla costituzione ed alla costruzione delle stesse?

    L’ultimo decennio ha contraddistinto un cambiamento nelle nostre menti in maniera importante. Lo sviluppo tecnologico ha decretato uno stravolgimento dell’economia mondiale. Se prima l’essere umano viveva nella penombra dando voce solo a pochi che avevano in mano il potere, oggi il potere è alla portata di tutti. Il che potrebbe essere interessante se si considera una crescita sociale, personale. La realtà invece ci sta dimostrando che l’uomo esce dalla caverna credendo di essere quello che non è, asserendosi complimenti e ammirazioni solo perché è osservato, forse meglio dire: che si sente al centro dell’attenzione. Questo sintomo non è altro una decrescita che decreta la morte intima di ognuno di noi. L’ego!  In questa epoca si crede che la realtà dipenda da come costruiamo la nostra idea di essere. In parole povere presumiamo e ci attribuiamo qualità e comportamenti che non dimostriamo di possedere.

    Un parallelismo che fa notare a mio avviso, una diversa attitudine con il medesimo risultato. Se da una parte in passato l’uomo pensava di non valere più di quello che faceva, implodeva, ma non lasciava trasparire emozioni, anzi, l’orgoglio diventava una forza d’animo per condurre la propria famiglia avanti, l’uomo 40 anni fa appariva più forte di qualsiasi tempesta.

    Oggi invece, le persone sono talmente presuntuose, inette e arroganti da credere di sapere tutto, senza dimostrare mai nulla ai fatti.

    La prima un’epoca di delusioni e silenzi, la seconda di illusioni e chiacchiere. La mia epoca, per come sono cresciuto da ragazzo era di conquista, nel senso che la mia libertà l’ho dovuta conquistare insieme alla mia responsabilità, dimostrando solo cose di cui ero capace di esprimere. Siamo i figli del 70/80. Dubbi, domande, ancora mi assalgono, continuo a studiare, a leggere a cercare di comprendere, cercando di conquistare il modo di progredire, il mio posto nel mondo.

    Questa epoca invece? Genitori senza “spalle” ragazzi indecisi, incerti, insoddisfatti e illusi, crescono persone che arrogano la conoscenza, il sapere senza un minimo di preparazione.

    Chi crede di poter far tutto senza iniziare nulla… alla fine cosa sarà?

    Le attenzioni oggi sono rivolte a coloro che riescono a comprendere ciò che accade, a quelle persone che riconoscono una possibilità dietro una astuta preparazione. Le persone che non comprendono ciò che accade faranno parte di quel “buio tecnologico” che si svilupperà se non riusciamo a tornare alla consapevolezza.

    Nel mondo professionale la capacità di pensare e crescere sviluppa nelle persone una diversità che sarà all’apice delle scelte future. In futuro chi comprenderà la propria dimensione svilupperà tutti gli strumenti che occorrono per emergere in questo tempo fatto di milioni di distrazioni.

    Di cosa e di chi ci sarà bisogno per evolvere a livello sia sociale che nel business nei prossimi anni?

    Io credo che la capacità di osservazione possa significare per molti un cambio radicale, per comprendere le mille e più sfaccettature che contraddistinguono la personalità umana. Dobbiamo comprendere che la nostra felicità oggi più di ieri sta nel comprendere cosa desideriamo, cosa smuove le nostre azioni. Le persone che prima inizieranno questo processo con sé stessi saranno in grado di carpire ad un livello differente sia le opportunità sia i cambiamenti che sono in atto.

    L’essere umano evolve quando comprende la sua dimensione, quando capisce di possedere delle armi che possono sviluppare la propria emancipazione sociale e professionale. Dietro ogni crescita professionale vive una più alta consapevolezza, una personalità più sveglia che è stanca di subire la società, le chiacchiere e le perdite di tempo.

    Nelle aziende oggi invece di concentrarsi sulle dinamiche produttive, su come generare più motivazione, su come migliorare i reparti aziendali, le aziende dovrebbero contribuire a creare un ambiente in cui ognuno comprenda il proprio perché all’interno del gruppo, in virtù del quale ognuno possa osservare la propria importanza ai fini del risultato. Il risultato personale di ogni collaboratore diviene il risultato ambito dall’azienda, perché solo così potrà raggiungere il successo voluto. Questo è ciò di cui mi occupo e che ho compreso nei vari lavori di sviluppo e consulenza nelle aziende.

    Le più grandi aziende mondiali hanno ben compreso questo aspetto, tanto è vero che da Google, a Facebook, Microsoft, Apple e tante altre hanno appreso che la felicità e la serenità dei lavoratori genera ed alimenta la produzione, l’evoluzione e l’economia.

    Persone più felici, aziende che generano più business.

    Come rendere le persone all’interno di un gruppo più preparate al cambiamento, alla produzione ed allo sviluppo?

    Curati della persona ed il professionista si rivelerà!

    Lo scopo è rendere le persone “attive”, più consapevoli, ai fini della propria mission. Solo attraverso un lavoro ed un processo di crescita individuale e di gruppo, sia persone che aziende potranno ambire ad un mercato sempre più attuale per cavalcare l’onda dello sviluppo e della crescita sia delle persone che economica.

    Dietro ciò che appare  esiste un nuovo modo di osservare, una diversa dimensione, se ne abbiamo accesso evolviamo, altrimenti…

  • COSA RENDE LA VITA ENTUSIASMANTE?

    Cosa guida le tue scelte e la tua direzione?

    Ci sono fattori interni che limitano le persone, crediamo che ci sia sempre la possibilità di ottenere qualcosa che ci migliori solo che non ci accorgiamo che il tempo a nostra disposizione sta scadendo insieme alla nostra“voglia”.

    Mentre il tempo scade noi siamo convinti di averne, siamo certi che prima o poi riusciremo a fare quello che abbiamo da fare.

    Come mai perdiamo la nostra consistenza? Come mai nel momento che dobbiamo dimostrare le nostre qualità temporeggiamo, procrastiniamo e rimandiamo?

    Il primo fattore che limita le persone è la propria intelligenza, O meglio l’illusione che abbiamo di noi stessi ci fa credere di più di quello che dimostriamo ai fatti.

    In pratica pensiamo di essere meglio di quello che siamo.

     L’intelligenza o il credersi intelligenti è un’arma a doppio taglio, perché ti da la soluzione, una via di uscita e “dall’altra” ti la la presunzione di credere di avere il potere di stravolgere e cambiare le cose. Tendiamo ad articolare le cose quando andrebbero semplicemente eseguite.

    Non siamo mai contenti! 

    Chi si crede “DI PIU’ ” in un certo senso avrà a che fare con gli effetti collaterali che comporta.

    Come detto questo atteggiamento sviluppa in noi la presunzione di modificare il modo di fare le cose e non attenerci al protocollo ed al modo con cui le cose con molta semplicità andrebbero fatte ;

    Inoltre sviluppa l’ illusione di credere che “possiamo” in qualsiasi momento, per questo motivo NON LE FACCIAMO MAI …generando a mio parere l’arte del rimando e della procrastinazione;

    Sviluppa e costruisce mattoni che contribuiscono alla nostra Bassa autostima. Poi ci chiediamo perché siamo Insoddisfatti?

    Nell’attesa, nel rimandare, ciò che si alimenta è quel senso di impotenza che nasce quando restiamo a pensare e non facciamo azioni.

    Quando l’autostima si abbassa cominciamo a guardare all’esterno, cercando un angelo che risolva i nostri problemi, magari un miracolo o qualcuno che si prenda cura di noi. Quando non crediamo in noi, noi cominciamo a osannare e a tifare per gli altri, iniziamo ad invidiare perché non ci poniamo all’altezza della situazione e delle cose.

    Perché quindi cadiamo in modo sistematico in preda dell’infelicità, dell’insoddisfazione, del crederci incapaci di ottenere le cose?

    La risposta è perché non abbiamo un desiderio da seguire! Non abbiamo sogni, obiettivi, qualcosa che ci animi per essere raggiunto.

    Quando il nostro motore interno non è alimentato da una direzione, da un qualcosa che ci smuova ogni giorno, consumiamo “benzina” ed energia facendo le cose tanto per fare, ci perdiamo in cose di poco conto, non seguiamo i nostri interessi, non siamo spinti da quello che ci appassiona. Molto spesso o quasi sempre il risultato è che ci ritroviamo seguendo e inseguendo chi un desiderio ed un obiettivo lo ha chiaro!

    Più generici siamo nel descrivere i nostri desideri più generica sarà nostra vita.

    La prima domanda ed il primo quesito che anima il titolo di questo articolo è quello di avere un desiderio. Se non ci sforziamo di capire dove vogliamo andare, cosa fare, è improbabile che faremo la scelta giusta, che seguiremo le cose che ci diciamo di fare.

    Riporto questo esempio ai miei clienti, <quando unisci male il primo bottone della camicia, anche se dopo prosegui bene, alla fine ma solo alla fine ti accorgerai dell’errore e dovrai ripetere tutto il processo dall’inizio>

    Vuol dire che in ogni passo dobbiamo fare attenzione!

    Se non diamo coordinate alla nostra “testa” è ovvio che tutto sarà più importante, che le distrazioni ci rapiscano e che non abbiamo voglia di svegliarci al mattino;

    Per quale motivo le persone dovrebbero alzarsi al mattino quando non sono appassionate di ciò che le aspetta?

    Il desiderio una volta compreso è un motore che mette in movimento le nostre azioni. E’ come se dicessi alla tua testa le coordinate della tua direzione . Immagina che sei in macchina senza nessuna meta, senza nessuna direzione, puoi guidare bene o male, puoi avere un bolide o una utilitaria, puoi andare veloce o piano ma resterà sempre ininfluente se non sai dove sei diretto, se non hai una meta. DOVE STAI ANDANDO IN QUESTO MOMENTO? Dove ti stai dirigendo?

    Immagina invece di conoscere l’esatto punto e l’esatta ora del tuo punto di destinazione….è come se in ogni attimo avessi consapevolezza, riconoscendo  esattamente i passi e le azioni da fare per giungere alla tua meta.

    La mente funziona in questo modo. Dove vuoi che ti porti?

    Risponditi o almeno cerchiamo di farlo, non ci accontentiamo delle risposte banali che noi stessi ci diamo

    Quale è il tuo desidero?

    • Cosa vuoi sviluppare nella tua vita da qui a cinque anni?
    • Come ti vedi, con chi sei, cosa avrai fatto in questo arco di tempo?
    • Dove vivi? 
    • Che relazioni affettive e professionali avrai creato?
    • Che corsi e specializzazioni avrai preso?

    Tutte le nostre decisioni devono essere in base al cardine di tutto…

    IL NOSTRO DESIDERIO!

    Dal dizionario: desiderio/de·si·dè·rio/sostantivo maschile

    1. Sentimento di ricerca appassionata o di attesa del possesso, del conseguimento o dell’attuazione di quanto è sentito confacente alle proprie esigenze o ai propri gusti.”provare il d. di qualcosa”
    2. Bisogno, necessità.

    Se vuoi generare il clima, il lavoro, il gruppo, l’azienda dei tuoi sogni cosa devi iniziare a fare da oggi, in modo da farlo accadere in futuro?.

    Riconoscere la propria strada, ciò che si vuole raggiungere è ciò che attiva la nostra mente a creare oggi LE AZIONI ed i passi da fare.

    Chi sarai?  … cosa stai facendo per creare la persona, il lavoro o l’azienda che vorrai?

    Quali sono quelle abilità che dovrai padroneggiare per divenire la persona che vorrai essere?

    Se tu dovessi adesso iniziare a comportarti come la persona che desideri essere, cosa faresti?

    Mario Farinella

  • SIAMO VERAMENTE CIO’ CHE PENSIAMO?

    Riesci ad esprimerti come dici di essere?

    Siamo in guerra con un mostro che non conosciamo, siamo di fronte a ciò che può mutare la sua forma, come nei cartoni animati, quando credevamo che la fantasia superava la realtà. Oggi non è cosi continuiamo a considerare questo mostro in modo superficiale, pensando che possa essere debellato prima o poi. Oggi questo mostro invisibile non è ancora abbastanza crudo e forte per farci tornare con i piedi per terra. Non ci accontentiamo ancora, dobbiamo toccare con mano la morte per capire che si può morire!

    Siamo, a mio avviso, una popolazione presuntuosa e arrogante, con una superbia incomprensibile. Figli di un epoca, quella del dopoguerra in cui i nostri padri, armati nella disperazione di volontà, umiltà e sacrificio hanno cambiato l’identità di una nazione, sia in italia, sia nel mondo. Oggi se fossimo riconoscenti a quelle scelte, a quelle menti, conserveremo in noi uno spirito cosi potente da essere ancora oggi uno delle popolazioni più ingegnose, belle, variopinte, ed un paese ricco di eccellenze, di arti sublimi che oggi sono alla mercé ci chi ci ha sempre invidiato, di chi oggi ci ha comprato facendoci perdere piano piano la nostra  identità.

    Siamo una popolazione che continua a perdersi tra la futilità ed il consumismo, tra apparenze e incapacità di reinventarsi. Ci lusinghiamo di essere italiani, ancor peggio ci lusinghiamo di crederci meglio di altri perché tifiamo una squadra più forte, perché magari siamo figli della capitale, altri perché nati dove l’italia ha fondato la sua lingua, altri ancora perché nati all’ombra di un vulcano, altri ancora si lusingano di essere migliori perché appartenenti ad una pianura che contribuisce in modo attivo e più degli altri all’economia di un paese in declino. Ci serviamo di una bandiera, di uno stemma, di un partito, di un colore, di una dicitura, non riconoscendo di costruire in questo il nostro limite, la nostra prigione.

    Chi siamo?

    La nostra non è una identità nazionale, la nostra non è appartenenza, ogni cosa che accade pensiamo che non ci riguardi, il nostro sguardo arrogante e presuntuoso sulla nostra patria è vincolato a quanto può essere utile ai nostri fini.

    Solo che, neanche in questo siamo capaci, neanche di fare i nostri interessi. Persone che non comprendono cosa accade dubito che possano fare delle scelte produttive per se e le proprie famiglie. Allora che accade nelle nostre teste? Dovremo sapere, riconoscere e accettare che quello che stiamo vivendo oltre questo virus è semplicemente ciò che abbiamo costruito durante il corso della nostra vita. Ciò che sei ora è la conseguenza di decisioni e scelte che hai fatto nel tuo passato. A seconda del vento che tira, della convenienza del momento, noi popolazione composta da persone effimere, di poco spessore, senza un obiettivo… abbracciamo quello che sembra buono, che al momento appare opportuno, che ci da un beneficio all’istante, nel breve termine.

    COSA SIAMO OGGI, quante persone si pongono questa domanda?

    Chi crediamo di essere?; se non i figli viziati di coloro che nel dopoguerra  hanno cambiato la propria vita grazie alla disperazione ed al sacrificio, di coloro che hanno costruito il “concetto” ITALIA nel mondo! Abbiamo confuso il concreto con l’apparenza, inseguiamo informazioni, foto, notizie solo per apparire al mondo come vorremmo che fossimo e non come realmente siamo.

    Pensiamo di essere migliori di altri ma non facciamo nulla per dimostrarlo. Spegniamo il cervello, litighiamo e ci ammazziamo per divergenze caratteriali, per l’incapacità di trasferire quello che pensiamo e più di tutto per l’incapacità di accettare le ragioni, le opinioni e le intenzioni degli altri.

    Non sappiamo cosa vuol dire “prevenzione”, non riconosciamo i fattori “sicurezza” perché il nostro pensiero è cosi inetto da non farci prendere in considerazione che “qualcosa” potrebbe capitare anche a noi, ai nostri cari, ai nostri dipendenti, alle persone che hanno a che fare con noi. Siamo incapaci di tutelare sia noi stessi che gli altri.

    Come bimbi offesi invece, ci adiriamo ed andiamo su tutte le furie quando parlano di male della nostra città, delle nostre abitudini oppure dei nostri “colori”. Ci battiamo con il coltello tra i denti per poi continuare a distruggere noi per primi quello che tentiamo di “proteggere”. Ci rendiamo conto di quanto siamo assurdi? siamo capaci di uccidere fisicamente e psicologicamente chi ci critica e poi non facciamo nulla per reagire da chi ogni giorno prova e cerca di ammazzarci, da chi ci sta rubando la dignità, l’orgoglio, la libertà individuale. Il danno più grave e che pensiamo pure di essere nel giusto! Siamo semplicemente ignari di noi stessi e di quello che accade, sia inconsapevoli. Non a caso Gesù ha detto “perdona loro perchè non sanno quello che fanno”!

    Ci stiamo comportando nella nostra vita cosi come pensiamo di essere?

    Potremmo cambiare realmente la nostra osservazione solo cominciando ad ammettere che a parole non siamo meglio di nessuno, che ognuno ha sempre la possibilità di essere meglio di un attimo prima. Non occorre tanta intelligenza, anzi forse il credersi intelligenti è la prima forma di stupidità, perché ti fa snobbare ciò che andrebbe fatto semplicemente con un po’ di volontà e sacrificio. Viva i “poco intelligenti” che con spirito di azione e tanta voglia hanno cambiato il corso della propria vita perché non si sono arresi e non si sono dati scuse, continuando a ripetere azioni che poi li hanno condotti al proprio obiettivo al proprio traguardo.

    Cosa stai facendo oggi per meritarti la tua stima, quella degli altri e la stima del “prossimo”?                    

       In che modo stai costruendo il tuo futuro quando tutto sarà terminato?

    Perché se lo fai lamentandoti su social, dando la colpa allo stato, alle istituzioni, se pensi a condividere cose che non sai nemmeno se sono vere, se ti basi su quello che dice la gente che ne sa meno di te, oppure condividendo immagini e video stupidi solo per ricevere qualche attenzione; RICORDA …stai solo evidenziando ciò che sei!

    Se non ci pensi ora a costruirti una identità, dubito che lo farai in futuro!

    In che modo puoi trasformare la tua vita, quella dei tuoi familiari? In che modo puoi creare il futuro che desideri?

    Abbiamo un mare di possibilità, di opportunità, dovremmo riconoscere la strada che si aprir… non quando tutto sarà terminato ma quando tu sarai pronto perché avrai compreso per te le scelte da fare!

    Sei ancora convinto di essere come pensi di apparire?

    Nel tuo intimo, quando come adesso ti ritrovi solo e sei solo a pensare… riconosci che non sei neanche lontanamente  quello che DICI E PENSI di essere?

    Mario Farinella

  • COSA PERMETTE LA RIUSCITA DI UN PROCESSO DI TRASFORMAZIONE e/O CAMBIAMENTO?

    Puoi essere l’oratore più bravo del mondo, essere persuasivo, coinvolgente, puoi conoscere le tecniche più evolute di formazione, se sei concentrato solo su quello che vuoi trasferire ti perdi tutto quello che il cliente ha da dare.

    Le abilità in un attività di trasformazione non sono secondo me sulla sola bravura tecnica del professionista, a parte questo il livello di empatia deve essere alto, affinchè tu possa mettere nelle migliori condizioni il tuo cliente di comprendere che dentro di se ha un potenziale enorme e che pian piano dobbiamo alimentare o risvegliare.

    Ciò che fa la differenza secondo i miei parametri è la partecipazione del cliente.

    Quanto il cliente desidera trasformare il suo presente?

    L’aspetto “volontà” è il principio cardine per la riuscita di qualsiasi cosa. L’interazione, l’ascolto, le esercitazioni, le esplorazioni, che fa il cliente permettono ad egli stesso di accedere ad una diversa e più evoluta consapevolezza.

    Se non c’è sfida con se stesso e con il “mondo”, non si avrà cambiamento, il cliente deve capire che le sue cattive abitudini sono il fulcro delle sue stesse demotivazioni.

    Se il cliente non ascolta e non fa quello che è giusto fare, non avremo mai un evoluzione nel rapporto professionale.

    Al contrario quando diventa consapevole le cose vanno cambiate e c’è bisogno di un nuovo set up, allora diventa più presente alle sue dinamiche e diventa protagonista indiscusso della sua evoluzione.

    LA DIFFERENZA TRA DOMANDE E RISPOSTE

    Questo tema crea secondo me molti equivoci, in quanto delimita la proiezione dei comportamenti e delle emozioni. Siamo sempre mossi da qualcosa, dietro ogni gesto vi è a più livelli un motore che muove le cose.

    Il nostro pensiero ci alimenta, perchè crea la nascita delle azioni che poi faremo.

    Spesso leggiamo ed ascoltiamo molte persone che hanno svolto un lavoro eccezionale ed hanno trovato delle risposte. Queste risposte che una persona trova, sono il prodotto delle proprie esperienze fatte, della propria concezione, del proprio atteggiamento che ha sviluppato nel corso del tempo.

    Cerchiamo risposte, ricerchiamo i risultati, senza mai soffermarci su cosa spinge il risultato che vorremmo.

    Cerchiamo le risposte a quali domande?  Le domande aprono la mente alle proprie riflessioni, senza domande di valore le nostre risposte saranno nulle o fievoli. Impariamo a domandare a noi stessi in modo corretto, in modo da ampliare la nostra riflessione, da accendere la nostra immaginazione.

    Chi vuole risposte non sa cosa cerca, siamo gente che desidera il successo senza applicarsi in nulla.

    La parola SUCCESSO è la risposta di un processo, di un sacrificio, della capacità di qualcuno di far accadere le cose.

     

    IL POTERE DELLE DOMANDE 

    L’esempio può e deve illuminarci, comprendere il metodo può aiutarci, la cosa fondamentalè però, è capire il risultato da quale motivazione è arrivato?

    Ciò che ci accende la mente sono la qualità delle domande che ci sottoponiamo.

    Tanti vorrebbero migliorare, continuando a non desiderare nulla.

    In poche parole le persone cercano di emulare, copiare, senza osservare, capire ed intendere cosa le smuove seriamente. La qualità delle domande invece, attiva una serie di riflessioni che riguardano il proprio operato.

    A differenza con le risposte, l’attenzione non è più rivolta sul processo di un altro, bensì sul proprio processo interno.

     Cosa ti affascina? – Cosa desideri? – Chi vuoi essere? Cosa vuoi fare? – Perchè ? Per chi lo fai? Per cosa lo fai? 

    Attraverso le domande ricerchiamo le nostre risposte. Lo stimolo a fare in questo modo è basato su un fondamento, quello di desiderare ad essere migliore di ciò che si è in quel momento.

    Molti cercano risposte senza farsi delle domande, le risposte che si cercano sono il risultato, ciò che “loro” vorrebbero o hanno voluto.

    Voglio più soldi, voglio una fidanzata, voglio stare bene, voglio dimagrire, etc etc, questo è il desiderio medio delle persone, quanto sono attivanti queste domande?

    Quanto rendono cosi formulate un miglioramento nella qualità del pensiero?

    Quanto attivano una soluzione al “problema”?

    La risposta a tutte è NULLA!

    Se le stesse aspirazioni, desideri o domande, le formulassimo in questo modo, Come posso avere più soldi? Cosa posso fare per attirare quella  donna che mi piace? Come posso stare meglio nonostante questo problema? Come posso mangiare sano ed allo stesso tempo dimagrire? , cosa accadrebbe nel nostro cervello?? Una serie di neuroni si attivano,  per cercare il modo per poterci riuscire, per fare ciò abbiamo chiesto.

    Tutto parte da qui, a noi occorrono le nostre domande, per attivare le nostre risposte, per poter attivare il desiderio che ci conduca ad agire per migliorare la nostra stessa condizione.

    Una persona senza domande, molto spesso non vive in modo attivo, nel senso che probabilmente è sovrastata dalle abitudini che si è creata, diventando “vittima” non pensante di una società che ha deciso per lei, chi essere e cosa fare.

  • Come il manager può contribuire alla crescita dei propri collaboratori?

    Il professionista o  il manager in questione può essere di un estremo aiuto per sviluppare le qualità dei propri dipendenti/collaboratori, aiutandoli attraverso attività di coaching, di corsi in team,  a  sviluppare;

    • Le proprie potenzialià;
    • La propria capacità persuasiva;
    • La vendita;
    • L’interazione con i colleghi;
    • La negoziazione;
    • La capacità di esporsi e manifestare le proprie idee.

    Il LEADER è in continuo mutamento, in continua evoluzione, tutti vorremmo esserlo. Il leader è un fondamentale esempio per se stesso prima di tutto e poi per gli altri. Il leader sa bene di cosa ha bisogno, spesso ha un potenziale super partes e va trattato come tale. Nel lavoro con il leader spesso c’è bisogno attraverso il lavoro “tra filosofia e coaching” di ;

    • Ampliare le sue vedute;
    • Dare una diversa e comparata osservazione;
    • Poter osservare il suo operato a più livelli;
    • Dare spunti e idee per contribuire alla sua missione;
    • Definire i propri obiettivi
    • Definire la sua “MIssione e la sua Visione”
    • Allineare il suo lavoro con il suo corpo e le sue relazioni.

    Il leader è leader in tutto, per cui CURA  le sue 3 aree principali

    RELAZIONI, LAVORO, SALUTE”

    La persona che intraprende questo percorso, ha bisogno di strutturare

     

    OSSERVAZIONE

    A più livelli è fondamentale osservare tutto da un angolazione diversa, questo permette di comprendere meglio quello che si sta facendo.

    Capire ed intraprendere una nuova prospettiva fa considerare il nostro operato in maniera “opposta”.

    Quando cambia il nostro modo di osservare arriviamo ad una nuova consapevolezza, le azioni  proseguono con una nuova forma ed una maturata comprensione.

    AZIONE

    Le persone ottengono o non attengono successo sono costrette ad agire.

    Coloro che non ottengono si muovono in consuetudini e abitudini che deprimono azioni virtuose, per raggiungere i propri OBIETTIVI spesso è essenziale stravolgere le proprie abitudini trasformarle in maniera propositiva in direzione del suo stesso scopo.

    MIGLIORAMENTO

    Il miglioramento, evoluzione o cambiamento, è la conseguenza di un evoluzione delle nostre osservazioni e delle nostre azioni.

    Il lavoro è nella maturità e/o consapevolezza di comprendere le proprie potenzialità. Si possono ottenere risultati sorprendenti e dipendono dalla versatilità del cliente, dalla sua abnegazione, dalla sua volontà di emergere e manifestare ciò che ha deciso di essere e di fare.